Abitare

(questa casa non è un albergo, infatti è un diritto)

Nella provincia di Cuneo oggi la questione dell’abitare assume contorni drammaticamente concreti: secondo recenti rilevazioni, su circa 427.600 abitazioni presenti sul territorio, ben 172.703 risultano non occupate — vale a dire che oltre un alloggio su quattro è sfitto. Il capoluogo Cuneo, per esempio, conta circa 6.458 appartamenti vuoti su un totale di circa 32.300. 

Al contempo, la domanda di aiuto arriva oggi da fasce sempre più ampie e inaspettate: nel 2024 la Caritas Cuneo‑Fossano ha accolto 1.725 “capifamiglia”, con un aumento del 55% rispetto al 2021. Tra queste famiglie, molti sono giovani, spesso con contratti di lavoro instabili, un segnale che anche chi lavora può trovarsi in difficoltà.

Questa contraddizione — migliaia di case vuote e, allo stesso tempo, tante persone che non riescono a trovare un’abitazione dignitosa — rende evidente che la crisi dell’abitare non è un problema marginale, ma una questione sociale urgente.

Abitare significa poter disporre di uno spazio stabile e sicuro in cui sviluppare la propria vita personale, familiare e sociale. È una condizione essenziale per l’effettivo esercizio dei diritti fondamentali richiamati dalla Costituzione, a partire dall’articolo 2, che riconosce i diritti inviolabili della persona, e dall’articolo 3, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano libertà, uguaglianza e dignità. Il diritto alla casa, dunque, non è un privilegio ma un presupposto universale di cittadinanza sostanziale. Difenderlo e promuoverlo significa assumersi la responsabilità di tutelare coloro che vivono in condizioni di fragilità, perché solo garantendo un abitare dignitoso per tutti si rende effettiva la promessa costituzionale di una società più giusta e solidale.

https://www.fiopsd.org/la-ricerca-psd
https://laguida.it/2024/06/16/in-granda-1-alloggio-su-4-e-sfitto/

Testo consigliato sul diritto all’abitare:
https://www.erisedizioni.org/prodotto/senza-residenza/
https://www.caritascuneofossano.it/wp-content/uploads/2025/05/Presentazione-Report-2024-def.pptx.pdf

Benessere

(c’è tempo da perdere)

I report recenti sul benessere dei giovani in Italia evidenziano un miglioramento nel 2025 dopo anni di crisi (ansia, depressione) post-pandemia, ma restano problemi significativi come l’impatto dei social media e la mancanza di consapevolezza emotiva, nonostante un generale ottimismo per il futuro e una maggiore propensione a cercare aiuto (sport, terapia) e a parlare di salute mentale, sebbene la stigmatizzazione persista. Le nuove generazioni sono più propense a farsi sentire sul tema del worklife balance, un bilanciamento equo e una separazione tra tempo ed energia dedicati al lavoro e quello dedicato alla vita privata. In realtà il desiderio di realizzare una vita meno nevrotica e stressante è il desiderio (sarebbe più corretto dire il vero bisogno) di tutte le persone, giovani o boomers, capi o neoassunti. Lo stress è il problema che negli ultimi anni ha maggiormente danneggiato la salute dei lavoratori. Un terzo dei giovani tra 16 e 24 anni sono stressati e si è registrato un aumento della depressione negli ultimi 10 anni. L’aspetto sorprendente è che solo i più giovani hanno la forza di pretendere con forza una maggiore attenzione al proprio benessere. Sarà quindi necessario un ripensamento radicale del mondo del lavoro per far sì che chi ha vissuto negli anni una continua accelerazione e accettato una qualità di vita sempre più bassa, possa oggi, invece, promuovere o almeno accettare, un work-life balance dei giovani che entrano nel mondo del lavoro.

TEDX – Laura De Dilectis “Salute mentale e la ricerca dell’ equilibrio”
https://www.youtube.com/watch?v=L34pwZTEFTQ

Cibo

(del cibo non si butta via niente)

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale, riconosciuto a livello internazionale, che garantisce a ogni persona l’accesso regolare e dignitoso a cibo sufficiente, nutriente e culturalmente appropriato. Lavorare per questo diritto significa agire sia per la giustizia sociale che per la giustizia ambientale: infatti il tema è strettamente legato alla lotta alla povertà alimentare (in Italia e nel mondo) ma anche al problema dello spreco alimentare e alla promozione sistemi alimentari locali, resilienti e solidali che minimizzino l’impatto ambientale della produzione. Lo spreco alimentare, oltre che essere inaccettabile dal punto di vista etico, comporta pesanti e rilevanti conseguenze sia sotto il profilo sociale ed economico sia sotto quello ambientale. Azioni di sensibilizzazione e di recupero e la rimessa in circolo delle eccedenze alimentari contribuiscono a creare una cultura alimentare sostenibile e inclusiva.

Rapporto FAO sulla sicurezza alimentare nel mondo:
https://www.fao.org/newsroom/detail/hunger-numbers-stubbornly-high-for-three-consecutive-years-as-global-crises-deepen–un-report/it

Atlante della fame in Italia:
https://azionecontrolafame.it/news/atlante-della-fame-in-italia-2025/

Consenso

(una donna non si tocca senza consenso)

Parlare di consenso nelle relazioni è fondamentale perchè spesso dietro molte opinioni e convinzioni si nasconde una scarsa comprensione  del suo significato.
Secondo l’indagine “Gli adolescenti e la sessualità” (condotta da Ipsos per Save the Children a dicembre 2024 e pubblicata nel febbraio 2025), il 90% degli adolescenti sa che è fondamentale chiedere sempre il consenso prima di un rapporto sessuale, anche all’interno di una relazione. Ma allo stesso tempo pensano in larga parte che, in una coppia, sia scontato che l’altro sia sempre d’accordo ad avere rapporti, sottolineando che sul tema c’è ancora molta confusione. Questi pensieri riflettono una cultura che, ancora oggi, tende a colpevolizzare le vittime. Cambiare prospettiva è fondamentale, e parte da un’educazione affettiva e sessuale che aiuti a riconoscere e rispettare i propri confini e quelli altrui, per creare un ambiente dove il rispetto reciproco sia la base e per allontanare il pericolo, fisico e psicologico, di relazioni tossiche e/o violente.

Cancion sin miedo
https://www.youtube.com/watch?v=94ZwXsBuEl8&list=RD94ZwXsBuEl8&start_radio=1

VIOLA, un’app dedicata alla sicurezza personale delle donne
https://www.violawalkhome.com/it/laura-de-dilectis-salvo-le-donne-dalle-violenze-una-videochiamata-alla-volta-ecco-come-e-nato-tutto/

Educazione

(anche l’operaio vuole il figlio viaggiatore del mondo)

Nei notiziari e on line vediamo sempre di più e ovunque esempi di quanto in nome della sicurezza si sia entrati tutti in stato di assedio permanente.
Anche dove qui da noi ce ne accorgiamo di meno, ora ce ne accorgiamo.
E allora il viaggio diventa fonte di una forza diversa, che osserva a fondo prima di giudicare e separare, e forse fa anche insieme un pezzo di strada.
Perché viaggiare significa abbandonare un po’ identità fisse e sicurezze, e non avere, tutti insieme, troppa paura di come il nuovo spazio ci accoglierà.
Perché viaggiare significa raccogliere pensieri e abitudini diverse lungo la strada.
Gli studi sociologici ci dicono che chi è figlio di persone arrivate al diploma, tendenzialmente a sua volta studia meno.
Chissà che non si possa scardinare questo dato statistico, in un mondo mutato che non sigilla le competenze con diplomi cartacei di scuole residenziali, ma con diplomi multiformi presi studiando e agendo in scuole camminate.
La scuola – o un qualsiasi altro contesto educativo – deve creare le condizioni che permettano ad ogni persona di sviluppare le proprie passioni e capacità. Le condizioni fondamentali sono: creare un ambiente inclusivo che tenga conto del background di ogni educando, fornire gli strumenti che permettano la valorizzazione delle diversità e che rendano l’apprendimento significativo, stimolare la creatività, supportare il soggetto nelle scelte di vita e proporre uno spazio privo di giudizio. Ogni persona ha il diritto di fiorire in tale contesto e usare l’educazione e l’istruzione come strumenti per il cambiamento di sé e del mondo.

Modena City Ramblers, La strada
Strade Maestre https://share.google/yPJQCnqID8wuqDqdr

Famiglia

(la famiglia tradizionale siamo tuttɜ)

La famiglia ha allargato negli ultimi cinquant’anni i suoi confini, modificandosi insieme alla società e rispettando il ruolo di ciascuno.
Non è la società ad essere strana e spavalda.
Era la famiglia patriarcale ad essere un vincolo alle identità.
Per fortuna andiamo correggendo se non per empatia effettivamente acquisita , attraverso regolamenti e leggi nuove. E crediamo che le leggi e i regolamenti introducano nuove abitudini sociali e quindi siano educative.
Ci illudiamo che sempre più persone si riconoscano in un ambiente famigliare e sociale evoluto e dinamico, che rispecchia le nuove conquiste di generi (anzi di generɜ).
E forse ne abbiamo già anche prova tutto intorno nell’ambiente già mutato.
Perché gli ambienti mutano prima dei pensieri. E se anche i pensieri spesso si modificano con più fatica, poi i cambiamenti si presentano come irreversibili.

La famiglia vista da Chiara Saraceno, sociologa:
https://altreconomia.it/le-famiglie-di-oggi-e-di-ieri-un-crocevia-di-fenomeni-tra-presunta-naturalita-e-asimmetrie/

Fragilità

(solo se ti impegni tantissimo farai schifo)

In una società in cui tuttɜ dobbiamo essere i migliori, sempre e costantemente  in competizione con altrɜ, diventiamo prigionierɜ delle aspettative altrui, introiettiamo desideri che ci auto-distruggono, che ci isolano e ci imbruttiscono. Allora mostrarsi fragili diventa un atto vitale, un atto rivoluzionario, un atto di autenticità che ci ricorda che sbagliare, piangere e non riuscire è naturale, a volte un campanello d’allarme che il nostro corpo suona per aiutarci. Mostrarsi fragili ci ricorda che l’ozio è tempo dedicato alla rigenerazione.

Willie Peyote, Michela Giraud – Fare schifo

Lavoro

(ciao mamma, ho trovato lavoro pagato)

Dire “Ciao mamma, ho trovato lavoro pagato” è molto più che annunciare una buona notizia: è dichiarare di aver messo piede, finalmente, in uno spazio dove il proprio impegno viene riconosciuto e valorizzato. In quelle poche parole c’è la sensazione di entrare davvero nel mondo degli adulti, di poter contribuire con le proprie capacità e di vedere trasformare i sogni in qualcosa di concreto.
Per un giovane, pronunciare quella frase significa aprire una porta nuova: è sentirsi capace, utile, creduto. È il primo segnale che la società ti sta facendo spazio, che c’è un ruolo anche per te. E per chi ascolta, come una madre, quelle parole racchiudono la promessa di un futuro più stabile, dignitoso e costruito con le proprie mani.
In quel semplice annuncio vive l’idea di una vita che finalmente prende forma, dove il valore della persona viene riconosciuto e il cammino verso l’autonomia si fa reale.

Un’indagine Ocse su giovani e lavoro:
https://asvis.it/notizie/2-23479/-giovani-e-lavoro-le-aspirazioni-rischiano-di-scontrarsi-con-la-realta

Pace

(se vuoi la pace prepara la pace)

La pace è un diritto di tutti.
Non è un premio, non è un piano, non è utopia. La pace è la condizione fondamentale per vivere liberi, crescere, studiare, amare.
Il disarmo è un diritto perché significa scegliere l’umanità, non la violenza.
Non basta “ridurre le armi”: dobbiamo smettere di pensarle, di produrle, di considerarle una soluzione.
Solo così possiamo evitare la guerra prima che inizi, e garantire a ogni persona oggi e domani un futuro senza paura, senza ricatto.
Difendere il diritto alla pace significa credere davvero in un mondo più giusto.

https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000386924
https://rondine.org/en/who-we-are/history-and-the-future/
https://retepacedisarmo.org/educazione-pace/proposte-di-educazione-alla-pace/

Pace

(è bello ciò che è pace + se vuoi la pace, prepara la pace)

La pace è un diritto di tutti.
Non è un premio, non è un piano, non è utopia. La pace è la condizione fondamentale per vivere liberi, crescere, studiare, amare.
Il disarmo è un diritto perché significa scegliere l’umanità, non la violenza.
Non basta “ridurre le armi”: dobbiamo smettere di pensarle, di produrle, di considerarle una soluzione.
Solo così possiamo evitare la guerra prima che inizi, e garantire a ogni persona oggi e domani un futuro senza paura, senza ricatto.
Difendere il diritto alla pace significa credere davvero in un mondo più giusto.

Parità

(non si può più dire nulla…di offensivo)

La parità di genere è strettamente legata alla parità di opportunità e di diritti: riguarda il gender pay gap (divario retributivo legato al genere), la conciliazione vita – lavoro, la libertà di scelta e l’autonomia, la lotta alla violenza di genere. Anche l’attenzione ad un linguaggio “ampio” (definizione da preferire rispetto a “linguaggio inclusivo” secondo la sociolinguistica Vera Gheno) che abbracci e rispetti tutte le diversità umane (genere, etnia, censo, disabilità, ecc.)  è determinante per non diffondere stereotipi ed eliminare vecchi clichè patriarcali, per rispettare le differenze e per non risultare offensivi.
I giovani oggi si trovano in bilico tra libertà e retaggi, tra nuovi modelli e vecchi stereotipi che sembrano non voler scomparire. Secondo alcune indagini (“I sogni ad ostacoli della Generazione Alfa” (Henkel/Eumetra) e “L.U.I., Lavoro, Uomini, Inclusione” (Fondazione Libellula) i giovani sono lucidamente consapevoli della disuguaglianza di genere. Si riscontrano retaggi culturali (“mammo”) e discriminazioni implicite (domande sulle gravidanze alle donne) che perpetuano il gender gap e la reiterazione di modelli famigliari non equi. All’opposto però, tra i giovani uomini aumenta la consapevolezza che una maggiore equità sia un vantaggio per tutti. 
La sfida è trasformare il concetto di genere da schema sociale rigido a valore di integrazione e collaborazione tra i sessi, a partire dall’educazione familiare.

È vero che non si può più dire niente?
https://www.youtube.com/watch?v=XUHa1ZVESG4

Gli stereotipi di genere:
https://youtu.be/nlOF0Ot8xq8?si=VifKqdANkg-Otobc

Il linguaggio che discrimina le donne:
https://www.youtube.com/watch?v=gqh28-2oimM

Sostenibilità

(sono arrivatɜ a fine mese e anche il mio portafoglio)

Parlare di sostenibilità significa guardare al progresso tenendo conto dell’equilibrio tra crescita economica, tutela dell’ambiente e benessere sociale. È un approccio che invita a valutare l’impatto delle decisioni nel lungo periodo, affinché le scelte di oggi non compromettano le possibilità di domani. La sostenibilità economica mira a creare un rapporto tra attività economiche e benessere delle persone, attraverso l’economia e la politica.
Il diritto al lavoro è un elemento essenziale della sostenibilità, perché permette all’individuo di trasformare le proprie potenzialità in realtà. Un lavoro giusto e ben retribuito non è solo mezzo di sostentamento, rappresenta bensì anche uno spazio in cui la persona afferma la propria libertà e il proprio valore. Una società che garantisce un lavoro dignitoso e sostenibile, sia dal punto di vista economico che delle condizioni, custodisce l’idea stessa di una vita buona e condivisa.

Zerocalcare: https://youtu.be/X_qbfYUAOv4?si=fqeKCzFClZIXd9BJ